domenica 23 febbraio 2014

Cavalieri di vetro in armature d’acciaio

Ci sono cose che non smettono mai di fare male, ma dopo un po’, in fondo, ti ci abitui. A farti bucare, tagliare, cucire, a romperti, ad aggiustarti.
Perché in fondo la paura, il dolore, sono come i veleni: se riesci ad assumerli poco alla volta, in modo costante, poi impari a resistervi, a gestire i loro effetti fino a non farci nemmeno più caso, fino a sentirti veramente vivo, solamente se ci sono.
Ma per fare questo devi superare la più grande cavolata che il mondo ti ha insegnato: la paura della paura. Non è sbagliato avere paura, provare dolore, anzi, significa che sei vivo, che stai facendo qualcosa, che stai combattendo, cambiando, guarendo.
La paura della paura, il terrore di affrontare i nostri limiti, quello è sbagliato. Non serve a nulla preservare all’infinito ciò che siamo. Spezzarci serve a crescere, a migliorare, anche se fa male. E col tempo, frattura dopo frattura, quel male diventa superabile. Il vero dubbio che ci resta è se siamo noi che abbiamo imparato a tollerare certi dolori, o se semplicemente ci siamo spezzati talmente tante volte e ridotti in pezzi talmente piccoli da essere infrangibili.
Forse, per diventare invincibili, non serve chiudersi, ripararsi, isolarsi, ma continuare a sbattere, a romperci fino a quando non potrà più accadere.
O fino a quando ci sarà qualcuno che riuscirà a scrivere canzoni così.