Stai per uscire di casa, hai preso le chiavi, il cellulare, la borsa, indossi il giubbino di pelle, quello leggero - che è cominciata la primavera, finalmente- ed esci. Hai fatto in tempo a chiudere la porta a chiave -si sa, alla sorte piace ironizzare- e ti sei accorta che qualcosa manca, le orecchie sopportano troppo poco peso perché sia normale. Ed è in quel momento che ti schiaffi una sberla in fronte -altrimenti non ci si sente abbastanza protagonisti di un film- dai le due-tre mandate al contrario sbuffando e ti fiondi alla ricerca del tuo "bambino", il lettore mp3/iPod/walkman/lettorecd dimenticato, assicurando le cuffie alle orecchie così saldamente e con tanta solerzia che se avessi impiegato Saratogailsiliconesigillante non si sarebbe notata la differenza.
Riesci ad uscire, finalmente, all'aria aperta: per un tempo variabile dai 3 ai 75 secondi sei totalmente isolata dal resto del mondo mentre scegli la canzone più appropriata secondo diversi parametri che concorrono tra loro nella ricerca del brano che calzi a pennello la situazione attuale: l'umore, lo stato d'animo, il gusto personale, la velocità della camminata e il grado di sfida con cui caricare lo sguardo che ci si sente in dovere di lanciare ai passanti.
Dopo duri momenti di lotta interiore in grado di sfiancare anche gli animi più provati, decidi per loro. Sempre loro. E come potrebbe essere altrimenti?!