Per fruire completamente della musica bisogna stare bene, a me capita così. E’ una sorta di esercizio spirituale: se stai bene la senti scorrere dentro di te come un fiume in piena che ti travolge e ti attraversa come una carezza dello spirito. Impetuosa, ma pur sempre carezza, scuote e sconquassa ma ti lascia una persona migliore, sensibilizza ogni senso. Ed il fatto che si propaghi nell’etere aumenta a dismisura il suo fascino, è immateriale e fatta di vibrazioni e di etere, benché prodotta da strumenti materiali è della stessa sostanza dell’invisibile, del mistico, del trascendente.
Se non siamo in sintonia con quello che ci circonda, può risollevarci, ma in quel caso la simbiosi è squilibrata. Non che ci sia nulla di male, ma non è la stessa cosa. Quando abbandono le note è perché ho bisogno di silenzio, quando abbandono le parole è perché non riesco a parlare. O non mi fido di ciò che potrei dire.
Il silenzio comunque non ha mai vinto.
Il silenzio comunque non ha mai vinto.
Che poi mi curi con suoni che farebbero ammalare altri… beh questa è un’altra storia.