domenica 3 aprile 2016

buongiorno

Il signore a forma di supplì che mi allunga il caffè al bancone dice “salute” al mio sbadiglio.
Sorrido perplessa, almeno credo.
Il bambino col cane gigante qua fuori tiene strettissimo il guinzaglio con tutte e due le mani. Il cane dorme, non si sposterebbe manco lasciato libero. E se volesse correre via non basterebbe tutta la sua forza a trattenerlo. Ma questo il bambino mica lo sa, e stringe forte.
Forse lo avrei fatto anche io.
Sorrido ancora: quel bambino e il suo cane mi sembrano una metafora della vita.
L’importante è credere che tutto sia possibile.